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Google scende a patti con gli editori e apre alle news a pagamento |
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mercoledì 02 dicembre 2009 |
Google apre ai contenuti editoriali a pagamento sul proprio motore di ricerca e sull'aggregatore Google News, lanciando un dispotivo che obbliga i navigatori a identificarsi e a pagare nel caso in cui consultino oltre cinque articoli attraverso i suoi servizi.
L'apertura di Mountain View arriva poco dopo l'ennesima “strigliata” del magnate Rupert Murdoch, numero uno di News Corp. Intervenendo a un convegno organizzato dalla Federal Trade Commission e dal titolo «Come può il giornalismo sopravvivere all'era internet», Murdoch ha ribadito ancora una volta che gli aggregatori di notizie on line devono pagare per i contenuti che distribuiscono perchè le notizie di qualità non sono gratuite e non possono dipendere solo dalla pubblicità. «Alcuni pensano che sia un loro diritto prendere contenuti e utilizzarli per i loro scopi senza contribuire con un penny alla loro produzione. Questo non è un utilizzo corretto. Per dirlo in modo scortese, è un furto» spiega Murdoch tornando all'attacco sul ruolo giocato dagli aggregatori di informazioni on line. Murdoch ha quindi sottolineato che gli aggregatori dovrebbero pagare per i contenuti che utilizzano e che News Corp‚ aperta a valutare diverse modalità di pagamento. Evidenziando come il futuro del giornalismo è «più promettente che mai» anche nell'era internet, Murdoch ha osservato come a suo avviso altri quotidiani «falliranno». Per prosperare il giornalismo ha bisogno - aggiunge Murdoch - di tre cose: produrre le notizie che la gente vuole, quando e dove le vuole e innovare come mai prima; convincere i consumatori che devono pagare per le informazioni e i contenuti on line; il governo deve spianare la strada agli investimenti e all'innovazione riducendo gli ostacoli non necessari alla crescita e agli investimenti. Il magnate australiano si è detto quindi spaventato da un eventuale ingresso del governo nel giornalismo commerciale, ipotesi che dovrebbe far rabbrividire tutti coloro che hanno a cuore il Primo Emendamento della Costituzione americana, che garantisce la libertà di culto, parola e stampa, oltre a quello di riunirsi pacificamente e di appellarsi al governo per correggere i torti. Il crescente rullo di tamburi su possibili aiuti governativi è preoccupante quanto un'eccessiva regolamentazione nel settore dell'editoria. Con aiuti pubblici - osserva Murdoch - si intende anche l'utilizzo di fondi dei contribuenti per aiutare il giornalismo la concessione di aiuti al giornalismo: così facendo si aiuterebbero le società che producono ciò che i consumatori non vogliono, concedendo sussidi ai fallimenti e penalizzando il successo. Una delle cose che il governo potrebbe e dovrebbe invece fare è la rimozione di qualsiasi limite sulla proprietà incrociata di quotidiani e televisioni. Molte regole sono basate su assunti e modelli di business del 20mo secolo, secondo i quali se il governo è preoccupato per la sopravvivenza del settore dell'editoria, si deve far carico di norme arbitrarie e contraddittorie che prevengono investimenti nel settore. |